ATTUALITA'

La provocazione dei radicali: “Cannabis ai militari italiani”

di Sara Ficocelli



La senatrice Donatella Poretti propone al Governo di valutare la possibilit* di produrre farmaci a base di cannabinoidi e di distribuirli attraverso le strutture pubbliche gi* esistenti. Così l'esercito italiano potrebbe imitare quello israeliano, dove la sperimentazione sui soldati reduci da stress post-traumatico è gi* una realt*


In Israele la provocazione è gi* realt*: le Forze Armate, d'accordo con i corpi medici militari e l'Universit* Ebraica di Gerusalemme, hanno deciso di curare i militari colpiti da stress post-traumatico con il principio attivo della marijuana. Sia quelli in servizio che i riservisti potranno dunque d'ora in poi utilizzare il Thc e l'idea ha naturalmente subito stuzzicato la politica italiana. E' vero, i nostri soldati non compiono, come quelli israeliani, quotidiane operazioni militari nei territori palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, non fanno i conti dal 2000 con la seconda Intifada, ma vivono pur sempre all'insegna di ordine, disciplina, cameratismo, stress.

"E se la cannabis per usi medici la usassimo nelle caserme?". Con questo ordine del giorno la senatrice radicale Donatella Poretti, segretaria della commissione Igiene e Sanit*, ha depositato in Parlamento una proposta singolare: "I principi attivi dei cannabinoidi, sintetici o naturali, sono inseriti ufficialmente tra le sostanze dotate di efficacia terapeutica - spiega - e i farmaci basati su questi principi attivi sono da anni impiegati nel mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, per curare moltissime patologie. Dunque perché non imitare l'esercito israeliano e adottare questo sistema anche per i nostri soldati?"

In Italia la prescrizione di terapie che fanno uso di questi farmaci è consentita, ma i pazienti possono procurarseli, nei termini previsti dalle leggi, solo importandoli da Paesi stranieri e attraverso le procedure previste dal Decreto Ministeriale sull'importazione di specialit* medicinali registrate all'estero. Tutto ciò comporta per il malato una spesa di gran lunga maggiore rispetto al prezzo originario del farmaco, sacrificio economico che va ripetuto circa ogni due mesi. "Si tratta di una strada tortuosa - precisa la senatrice - che spinge i più a scoraggiarsi o peggio ancora a indirizzarsi verso il mercato nero o l'autoproduzione. Che, non dimentichiamolo, è un reato penale".

La soluzione al problema potrebbe però essere più semplice del previsto. A Rovigo è infatti operativo il Centro di Ricerca per le Colture Industriali, un istituto pubblico autorizzato che da anni è in grado di produrre chilogrammi di cannabis di diverso tipo e con varie combinazioni di cannabinoidi. Tutti questi materiali vegetali devono essere però periodicamente distrutti. Il prodotto, per essere utilizzato dai pazienti, deve essere trasformato in medicinale e perciò lavorato da un laboratorio autorizzato, di tipo farmaceutico: una struttura pubblica di questo tipo è lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che si occupa anche di medicinali orfani. "Sebbene sia tenuto a soddisfare prioritariamente le esigenze sanitarie delle Forze Armate - conclude Poretti - lo stabilimento può anche acquistare, impiegare e distribuire sostanze stupefacenti e psicotrope e loro preparazioni. Non si tratta di utopia o mera provocazione: la situazione italiana permetterebbe effettivamente di produrre e somministrare cannabis ai militari per uso terapeutico". L'ordine del giorno chiede dunque al Governo di valutare la possibilit* di una produzione in Italia di farmaci a base di cannabis, grazie a strutture pubbliche che gi* esistono. Resta solo da capire che cosa ne pensano i soldati italiani.
(Gennaio 21, 2010

http://canali.kataweb.it/salute/2010...tari-italiani/